PAGAMENTI ELETTRONICI, MARCIANO: NON SERVONO MISURE RIGIDE E PUNITIVE

PAGAMENTI ELETTRONICI, MARCIANO: NON SERVONO MISURE RIGIDE E PUNITIVE

“Non siamo usi commentare le proposte che provengono da altre confederazioni, però siamo molto attenti agli interessi dei nostri associati, che sono soprattutto micro e piccole imprese, e ai dibattiti che gli studi e le ricerche possono favorire. La proposta del centro studi di Confindustria, che tanto ha fatto discutere in questi giorni, per incentivare

“Non siamo usi commentare le proposte che provengono da altre confederazioni, però siamo molto attenti agli interessi dei nostri associati, che sono soprattutto micro e piccole imprese, e ai dibattiti che gli studi e le ricerche possono favorire. La proposta del centro studi di Confindustria, che tanto ha fatto discutere in questi giorni, per incentivare l’uso della moneta elettronica parte da un presupposto giusto: il ritardo del nostro Paese nell’uso di questo strumento. Trova però una risposta sbagliata che rischia di avere conseguenze negative sui consumi, sulle imprese e sulle classi sociali e di età più deboli.”
Cosi Rolando Marciano, presidente della Confederazione europea delle piccole imprese, interviene sull’ipotesi avanzata dal centro studi di Confindustria di disincentivare l’uso dei contanti in favore dei pagamenti elettronici introducendo una tassazione del 2% sui prelievi eccedenti i 1500 euro al mese.
“Il rischio sarebbe quello di mettere in difficoltà le piccole attività, le persone più anziane e i più poveri. Noi crediamo che il graduale passaggio verso i pagamenti elettronici sia una questione culturale che non può essere risolta con misure che appaiono rigide e punitive. Per altro la proposta di Confindustria presuppone che le banche abbattano i costi e le commissioni, che hanno oggi un peso non trascurabile per molte attività. Siamo certi che il Governo e il Parlamento abbiano contezza dell’impatto che un simile provvedimento avrebbe sul mercato e sull’economia dei consumi, che purtroppo già non brillano. Il nostro centro studi ha presentato in luglio un notevole lavoro sull’E-commerce dal quale emergono criticità e ritardi, oltre ad un impetuosa quanto innegabile crescita del settore, quindi non neghiamo certo il problema ma non crediamo che si possa imporre un cambio, che deve essere graduale e culturale forzando, con leggi o balzelli.”

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