I°Congresso Nazionale CEPI UCI – Flegrea

I° CONGRESSO NAZIONALE CEPI – UCI Chi Vi parla rappresenta la Campania. Per la prima volta, da quando è nata la CEPI-UCI, si tiene un Congresso Nazionale. Senza dubbio questo primo Convegno risponde ad una profonda attesa, al desiderio di incontrarsi tra coloro che costituiscono l’attuale e futura organizzazione dell’Associazione, tra chi partecipa ad analoghe

I° CONGRESSO NAZIONALE CEPI – UCI

Chi Vi parla rappresenta la Campania.
Per la prima volta, da quando è nata la CEPI-UCI, si tiene un Congresso Nazionale. Senza
dubbio questo primo Convegno risponde ad una profonda attesa, al desiderio di incontrarsi tra
coloro che costituiscono l’attuale e futura organizzazione dell’Associazione, tra chi partecipa
ad analoghe sollecitudini sociali ed economiche e intende contribuire a svelare possibili
risoluzioni alle problematiche che derivano dalla realtà sociale ed economica.

  Pertanto, siamoqui chiamati a tracciare il cammino di questa Confederazione sindacale, a delineare le suefinalità e conseguentemente a stabilire l’assetto della sua dirigenza o quantomeno i criterid’individuazione della sua governance.Ma prima di indicare il percorso da seguire e di configurare le potenzialità dell’Associazione,occorre tenere ben chiaro dei concetti essenziali; è necessario cioè rimarcare la natura e laragion d’essere della Confederazione. Ebbene, in proposito, va subito sgombrato il campo daequivoci, va ribadito che la CEPI-UCI, è una confederazione datoriale e professionale,autonoma, libera e apartitica.E tale deve rimanere.Ciò non deve far pensare minimamente ad una sua esclusione dalla politica, tutt’altro!, sarebbeuna fuga sull’Aventino; in quanto questa Confederazione avendo a cuore un grande BeneComune, ovvero le sorti delle imprese più precisamente delle piccole imprese, da cui dipendein larga parte il presente e il futuro del nostro Paese, non può permettere che il mondo dellepiccole imprese sia governato da chi non sia sensibile a tale realtà. Difatti, nell’ultimocinquantennio, le piccole imprese hanno dato tanto nel lavoro e nella produzione, a cui sidevono notevoli progressi. Si pensi alla somma dei servizi resi alla comunità nazionale, contante diverse attività, interessando settori come l’edilizia, gli alimenti, il commercio, lameccanica, l’abbigliamento, la ristorazione, il turismo e altri settori.La CEPI-UCI dunque, è un’organizzazione sindacale che nasce per difendere e preservare gliinteressi delle piccole e medie imprese, e di rappresentare le loro esigenze presso le istituzioni,pubbliche e private. A tal fine, la Confederazione, attraverso penetranti ed efficaci azioni, devefarsi carco dello sviluppo degli interessi economici, sociali, culturali, giuridici e di qualsiasialtra natura, principalmente dei suoi aderenti, e in generale delle categorie rappresentate.In questo ambito, ulteriori scopi della Confederazione, sono quelli di promuovere ed attuareiniziative di formazione e d’informazione, ma soprattutto di fornire agli associati servizi edassistenza utili per l’organizzazione e la gestione delle loro aziende. Per cui la Confederazione,oltre alla imprescindibile prospettata attività politico-sindacale, deve proporsi di prestareefficienti ed efficaci servizi di sostegno alle imprese, taluni gratuitamente laddove è possibile etal altri a costi contenuti per abbattere incisivamente il peso delle innumerevoli spese chevengono addossate sulle spalle dei piccoli imprenditori come zavorre (quali ad es. leassicurazioni, la formazione per la sicurezza sul lavoro eccetera).Per centrare questi obiettivi occorre far crescere le adesioni all’Associazione, poiché leiscrizioni ad essa segnano la sua forza contrattuale; il grimaldello per scardinare ed abbatterequel muro d’indifferenza e d’ipocrisia eretto attorno alla realtà delle piccole imprese, che lesoffoca, impedendo di far emergere la loro vera vocazione, quella di produrre con liberaintraprendenza.C’è un disperato bisogno per le piccole e medie imprese di dialogare con le amministrazionidello stato, e di far capire a tali istituzioni le loro problematiche, e la situazione di gravesofferenza in cui esse versano; non dimentichiamo! anche per questo è nata la CEPI-UCI.Le sofferenze degli artigiani, dei commercianti, dei piccoli industriali, dei piccoli costruttori,degli agricoltori, dei fornitori di servizi e di tanti altri operatori dell’economia, sono anchesofferenze per la CEPI-UCI.La CEPI-UCI deve convincersi che solo attraverso un’attività di sindacato vera e concreta,organizzata nella elaborazione di proposte, è possibile sollecitare e pungolare il legislatore e laPubblica Amministrazione a riconoscere le ragioni delle piccole imprese. Altre strade non sene vedono. Questa convinzione deriva dalla notoria e inconfutabile considerazione secondocui le piccole e medie imprese costituiscono l’ossatura dell’economia nazionale;contribuiscono in modo determinate alla crescita del PIL; concorrono sensibilmente a crearericchezza in senso orizzontale, e quindi a distribuire benessere per le classi medie ed inferioridella società. E’ il nostro patrimonio culturale, sociale ed economico.Occorre far capire alle istituzioni pubbliche questo importante ruolo che le piccole e impreseassumo nei confronti delle singole comunità e del paese. Un ruolo che va incentivato eincoraggiato, ma va soprattutto rispettato. L’intento é difficile a realizzarsi, ma non ènemmeno impossibile, è questione di potere contrattuale, potere che è nelle mani delle singoleimprese, e la forza di tale potere sta nel grado di consapevolezza del potenziale che le impresecoese tra loro possono esprimere e nell’affidarlo ad una organizzazione sindacale che sipreoccupa di affermare le ragioni delle imprese, sempre e comunque, senza ma e senza se.E’ vero la parola sindacato evoca delusioni ed amarezza, spesso le organizzazioni sindacalidelle imprese sono rimaste latitanti e inerte, e quelle dei lavoratori spesso hanno intrapresobattaglie tal volte equivoche e tal volte assurde, tese solo a contrastare gli interessi delleimprese, invece di collaborare con queste al fini di costringere lo stato a creare vere e concretecondizioni di lavoro; ad abbattere gli ostacoli.Sindacato significa e deve significare potere di rappresentare, di rivendicare diritti e diaffermare doveri, di sollecitare le istituzioni, di coinvolgere il legislatore a deliberareprovvedimenti che incentivano lo sviluppo e così via.Orbene, il movimento della CEPI-UCI si affida a due ali.L’ala dell’attività politico-sindacale e l’ala dei servizi, e noi abbiamo tanta tanta voglia divolare. Ma, abbiamo anche tanta voglia di sognare. I sogni possono diventare realtà, se c’édeterminazione, coerenza e intelligenza. Basti ricordare la celebre frase di un piccolo uomo dicolore, il reverendo Martin Luter King, il quale negli anni 50 e 60 quando si lottava per ilriconoscimento di fondamentali diritti civili, diceva “I have a dream”, parole che nella storiamoderna hanno pesato come pietre. Oggi a capo dell’Amministrazione della Casa Bianca c’è ilPresidente Obama (un giovane uomo di colore, guida e speranza della più grande potenza delmondo).La voglia di volare e la voglia di sognare, affinché abbiano successo debbono essere sostenuteda responsabilità e coerenza, coordinate dal perseguire finalità condivise, e gestite con la mentee con il cuore.Lo slogan del Congresso “l’Italia e l’Europa è piccola impresa”, sta ad indicaresemplicemente “la rivendicazione della non sostituibilità della funzione della piccolaimpresa”, fermo e granitico fattore di garanzia di libertà, pluralità e democrazia. Non acaso, allorquando la politica ha ceduto il passo a indecifrabili poteri e calcoli finanziari nelledecisioni di indirizzo economico e industriale, assistiamo ad un inarrestabile processo, il cuiesito è, purtroppo, sotto gli occhi di tutti, un disastroso momento storico.Già la politica, necessaria componente del vivere comune, regolatore dei rapporti sociali edeconomici. Vista la debolezza dell’attuale classe politica, che si perde nella ora nella retoricaora nel ridicolo, sempre più affaccendata in vicende che hanno poco o nulla a che fare con larisoluzione delle problematiche di cui soffre il paese, impone la pregnante esigenza per gliaderenti della CEPI-UCI di impegnarsi in politica, purché vengano in nome e per conto dellaConfederazione diffuse, nei vari livelli dell’impegno politico, le ragioni dei piccoli imprenditoriquale ineludibile bisogno collettivo.La CEPI-UCI dovrà anche preoccuparsi di rivendicare tutele a favore della famiglia, che è laprima cellula di piccola impresa; centro di risparmio e consumi.La CEPI-UCI, insomma è un’organizzazione sindacale giovane, che deve crescere, attenzione!crescere con le imprese e per le imprese.Non si può assistere passivamente al suicidio di imprenditori braccati da Equitalia o lasciatidallo stato soli di fronte ai loro problemi, o alla fuga all’estero di un crescente numero diaziende. Per cui come i giovani, di fronte al disastro sociale ed economico in cui ci hannotrascinato, la Confederazione deve avere il coraggio di assumere le vesti di un’organizzazionerivoluzionaria (nel senso più nobile del termine).Dobbiamo essere combattenti per una nuova resistenza.Di resistere al capitalismo finanziario, che ormai dilaga ingordo e si ingrossa fagocitando ilcapitale sano, quello che si investe nella produzione di beni, servizi e creatività.Non possiamo non reagire al furto che si sta consumando ai danni del futuro dei giovani edelle prossime generazioni.Dobbiamo convincerci che non stiamo vivendo una crisi, ma l’alba di cambiamento diparadigma, cioè di un modello di vita, di schemi sociali ed economici. I dati sullo spread,l’altalena degli indici della borsa, la percentuale di disoccupazione, le pagelle delle società direating, servono a distogliere l’attenzione dalla necessità di fare riforme giuste e serie.Prima si accennava alla Rivoluzione, la quale è un termine che non va affatto associato asinistri avvenimenti, ma alla lotta per affermare diritti civili, sociali ed economici. E inquest’ambito potrebbero essere avanzate a tutto vantaggio delle imprese alcune proposte,riguardante ad esempio : l’istituzione di fondo speciale per gli investimenti; facilitare l’accessoal credito; prevedere un meccanismo di sconti per quelle imprese che vantano da troppo tempocrediti verso la Pubblica Amministrazione, ridurre l’incontrollabile peso fiscale o contributivo.Sono questi purtroppo strumenti che incidono sul bilancio dello stato.A questo punto osiamo lanciare un sasso nello stagno dell’indifferenza, dell’inerzia e dellaillogicità a cui ci stanno abituando, facendo una proposta, anzi una provocazione, che nonapporta squilibri di bilancio né di altra natura. Una cosiddetta riforma a costo zero. Unariforma da attuare preferibilmente in sede di legislazione europea, e qui potrebbe rivelarsi utileil coinvolgimento dell’ESBA.E vengo alla provocazione : Garantire la circolazione e la vendita di soli beni sicuri. Garantireuna leale concorrenza tra le imprese. Chiarisco! le nostre imprese sono tenute, nel loroprocesso lavorativo, a rispettare innumerevoli vincoli, a volte giusti e a volte piuttostooppressivi, imposti dalla legge a tutela dell’ambiente, della sicurezza, dei diritti lavoratori. Ibeni prodotti in Italia, in Europa o nei paesi extracomunitari devono rispettare standards difabbricazione o di fornitura, certificati da appositi e severi enti, dai quali si evinca nettamenteche il processo lavorativo adottato sia conforme a quelle inderogabili norme cui sono tenute lenostre imprese a tutela dell’ambiente, della sicurezza del lavoro, del salario e così via. Sembrautopistico, ma non lo è. Questo andrebbe a tamponare l’emorragia di un triste fenomeno, ladelocalizzazione, a dare fiducia e dignità alle imprese che operano sul territorio nazionale, agarantire il consumatore che si trova ad acquistare beni prodotti in tali condizioni e a motivarela coscienza civica ed ambientalista.Concludo con una parafrasi.La moltitudine delle piccole imprese esprime bellezza – e Dostojevskij diceva “la bellezzasalverà il mondo”.Lunga vita alle piccole imprese… Roma, lì 20 – 21 Luglio 2012 avv. Nicola Paragliola

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